Nei prossimi mesi la gestione del fine vita delle batterie dovrà prepararsi a un cambiamento destinato ad avere effetti molto concreti sulla raccolta, sulla logistica, sul trattamento e sui flussi internazionali di tale materiale. Con la Decisione delegata (UE) 2025/934, la Commissione europea ha aggiornato l’Elenco Europeo dei Rifiuti (EER), rivedendo e introducendo voci specifiche per i rifiuti di batterie. Il punto centrale, per gli operatori, non è solo “un codice che cambia”, ma il fatto che questa revisione porterà più frequentemente a ricondurre determinati flussi alla categoria dei rifiuti pericolosi, con conseguenze immediate su procedure, autorizzazioni e costi.
L’applicazione dei nuovi codici è fissata per il 9 dicembre 2026 (dopo una rettifica rispetto alla data inizialmente indicata a novembre). Sembra ancora lontano, ma non lo è: i cambiamenti di classificazione impattano sui punti di raccolta, sugli stoccaggi, sugli impianti di trattamento, sulle procedure di trasporto e sulle spedizioni transfrontaliere. Aspetti che richiedono tempo per essere riallineati senza interruzioni operative.
Il senso dell’aggiornamento è allineare la classificazione dei rifiuti all’evoluzione del mercato e alle criticità emerse negli ultimi anni sull’esportazione extra EU di materie prime critiche. Le nuove tecnologie, le nuove chimiche e l’aumento delle quantità immesse sul mercato rendono più delicata la fase di raccolta, stoccaggio e movimentazione a fine vita. La riclassificazione renderà quindi sicuramente meno praticabili alcuni canali di recupero, soprattutto quando si parla di export extra-UE ma porterà delle complicazioni immediate anche a livello UE. L’aggiornamento normativo influirà pesantemente sul tema dell’import/export di tale materiale: cambieranno le regole per i trasferimenti oltre confine anche all’interno dell’UE, quando una batteria diventerà rifiuto. Quando un rifiuto è classificato come pericoloso, infatti, le spedizioni transfrontaliere richiedono procedure più strutturate, tempi di autorizzazione più lunghi, maggiore complessità burocratica e, di conseguenza, costi più elevati.
“È necessario intervenire il prima possibile per mappare gli impatti che le modifiche avranno su tutti gli attori del sistema, dalle isole ecologiche fino agli impianti di trattamento in Italia e in Europa e definire le misure necessarie per non bloccare tutta la filiera.”, ha dichiarato Laura Castelli, Direttore Generale di Erion Energy e Presidente del CDCNPA. “Questo aggiornamento è un’importante presa d’atto dell’UE sulle risorse che esportiamo in paesi esteri, come la Cina, e che dovremo iniziare a riciclare dentro i confini dell’Unione. L’altro lato della medaglia è che le nuove regole potrebbero complicare la vita degli operatori europei che, presto, saranno chiamati a interrogarsi non solo sulla correttezza dei nuovi codici, ma anche sulle autorizzazioni degli impianti di destinazione dei rifiuti, sulle nuove condizioni di trasporto, sulle tempistiche, sui costi delle spedizioni e quindi su tutta la filiera del fine vita”.
Castelli ha dichiarato che Erion Energy, insieme al CDCNPA, sta attentamente monitorando questa evoluzione normativa e i suoi possibili impatti applicativi con l’obiettivo di accompagnare la filiera in una transizione ordinata, evitando che un cambio di classificazione si trasformi in rallentamenti, inefficienze o criticità operative. “Nei prossimi mesi – ha concluso il Direttore Generale – saranno determinanti informazione, pianificazione e coordinamento tra tutti gli attori del sistema, in particolare autorità, operatori logistici e impianti. Quando le nuove regole entreranno in vigore, il mercato dovrà essere pronto: non solo ‘con i codici corretti’, ma con processi, autorizzazioni e operatività già allineati”.
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