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Tutte le novità del Decreto batterie: ne parliamo con Laura Castelli, presidente del Centro di coordinamento

Dalle responsabilità per gli obiettivi di raccolta ai nuovi compiti assegnati al Centro di coordinamento, dagli statuti tipo ai quali i consorzi dovranno allinearsi fino al Tavolo nazionale batterie. Laura Castelli, presidente del Centro di Coordinamento, ci aiuta a capire cosa cambia col decreto batterie

Nella gazzetta ufficiale del 6 marzo è stato pubblicato il Decreto Legislativo 10 febbraio 2026, n. 29 che adegua la normativa nazionale al regolamento europeo (UE) 2023/1542 sulle batterie. Laura Castelli, presidente del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori” (CDCNPA), ha parlato di “cambiamento sostanziale”. EconomiaCircolare.com l’ha intervistata per capire meglio quali sono le novità introdotte con questa norma.

Laura Castelli, la prima importante novità contenuta nel decreto da poco pubblicato in gazzetta ufficiale è che il “Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori” (CDCNPA) cambia nome e diventa “Centro di Coordinamento batterie”.

Una semplificazione fortemente voluta da tutti gli attori del sistema per rendere più immediato il contesto di riferimento e adeguarlo alle evoluzioni tecnologiche in corso. Il cambio della denominazione è uno dei primi passi per l’evoluzione del Centro di Coordinamento nel nuovo ruolo istituzionale, ora stiamo lavorando ad un aggiornamento anche della veste grafica.

LE NOVITÀ PER CONSUMATORI E CONSUMATRICI

A nome della categoria dei giornalisti ringrazio: titolare usando “CDCNPA” non era facile. Veniamo al dunque. Commentando il decreto lei ha parlato di un “cambiamento sostanziale”. E partiamo dagli utenti finali, i consumatori e le consumatrici che devono liberarsi di pile esauste. Cosa cambia per loro?

Dovrebbe essere per gli utenti molto più facile sapere che le batterie (parliamo di batterie portatili) vanno raccolte in maniera differenziata e più facile sapere dove vanno conferite, dove vanno buttate.

Perché il condizionale?

Uso il condizionale perché ho due perplessità.

La prima. La nuova normativa prevede che tutti i consorzi debbano investire almeno il 3% dei ricavi derivanti dal contributo ambientale dell’anno precedente in attività di comunicazione nell’anno successivo.

Si tratta di sensibilizzare il cittadino sulla raccolta differenziata delle batterie; di creare la necessaria awareness per far crescere la raccolta. Quindi è necessario capire se questo 3% possa essere sufficiente. A mio avviso, rischia di essere un importo molto ridotto, ma è meglio di niente: questo perché stiamo parlando di una cifra complessiva a livello di sistema consortile abbastanza limitata, nell’ordine di qualche centinaia di migliaia di euro. Ma è comunque importante che ci sia questa attenzione all’aspetto comunicativo.

Prima del decreto la comunicazione era uno dei doveri dei consorzi, ma senza il vincolo del 3%, giusto?

Sì, ogni consorzio era libero di decidere. Prima era il singolo consorzio che prendeva l’iniziativa e convinceva i suoi soci che quelli in comunicazione erano soldi ben spesi. Adesso lo dice il decreto.

Al di là della mole degli investimenti, anche in passato si è fatta comunicazione. C’è forse un problema di qualità oltre che di quantità?

Arriviamo al secondo motivo per il quale prima usavo il condizionale. E in questo caso porto l’esperienza di studi svolti da alcuni consorzi. A ottobre scorso, ad esempio, è stato commissionato un campionamento del rifiuto indifferenziato, studio che poi è stato messo a fattor comune col Centro di coordinamento È stato analizzato il rifiuto indifferenziato per vedere quante batterie ci sono. Cosa è emerso? Che nel canale ufficiale, monitorato dal Centro di coordinamento, vengono raccolte più o meno 5.000 tonnellate di rifiuti di batterie portatili; ma ne risulterebbero altre 5.000 nell’indifferenziato. Quindi in tanti ancora buttano le batterie nel sacco nero.

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