FAQ RPA

1 - Quanti tipi di pile e accumulatori esistono?

La normativa prevede tre macro-gruppi: pile e accumulatori portatili, accumulatori industriali e accumulatori per veicoli che, a loro volta, si dividono in micro-categorie distinguibili per la loro composizione chimica o in base al loro utilizzo.

Secondo normativa, il rifiuto si genera quanto “Il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi”. Nel caso di Pile e Accumulatori, questo avviene solitamente quando sono esausti e non funzionano più.

Il riciclo è previsto dalla normativa per tre motivi:

1. limitare l’utilizzo delle discariche e quindi ridurre i rifiuti da conferire in esse;
2. recuperare materiale, senza così ricorrere all’estrazione di materie prime vergini;
3. evitare la dispersione di sostanze dannose per l’ambiente e la salute umana.

Una corretta gestione dei rifiuti e quindi il loro riciclo è essenziale al fine di attuare l’economia circolare.

Le Pile e gli Accumulatori, al loro interno, possono contenere sostanze pericolose per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Ne sono un esempio: zinco, cadmio, mercurio e piombo. Eppure, contengono anche materie prime preziose (il piombo stesso, nichel, terre rare, litio, ferro, zinco, manganese) e riciclabili che – grazie a un trattamento corretto – possono essere recuperate e riutilizzate creando nuove risorse e nuovi prodotti come pannelli fotovoltaici, nuove batterie, targhe per auto e molto altro. Per esempio, per ogni tonnellata di batterie alcaline raccolte e gestite virtuosamente si possono recuperare oltre 300 chili di zinco e 250 chili di ferro e nichel.

Per consentire il riciclo, sono necessari una raccolta differenziata e un corretto trattamento.

Secondo gli ultimi dati Eurostat a disposizione, nel 2018 in Europa sono 88.000 le tonnellate di batterie portatili esauste raccolte a scopo di riciclo, mentre sono 1,4 milioni le tonnellate di batterie al piombo entrate nei processi di riciclo europei nel 2018. A livello Italia, secondo i dati del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) nel 2019 la raccolta delle pile portatili ha superato le 10mila tonnellate, mentre per gli accumulatori industriali e per veicoli, sono state raccolte oltre 176mila tonnellate.

Occorre precisare che i quantitativi contabilizzati dal CDCNPA sono relativi ai rifiuti raccolti tramite i Sistemi Collettivi e Individuali: non compaiano i RPA gestiti da soggetti terzi (non iscritti al Centro di Coordinamento) che effettuano il servizio di raccolta autonomamente, i quali non hanno alcun obbligo di rendicontazione del dato al CDCNPA stesso.

Purtroppo, per le loro dimensioni ridotte pile e accumulatori portatili sfuggono spesso alla corretta filiera del riciclo. In casa, nascoste in qualche cassetto o scatola, su una mensola o gettate nella pattumiera, tra i rifiuti indifferenziati.

La direttiva europea ha introdotto obiettivi minimi di raccolta per il flusso dei RPA con l’obiettivo di favorire il recupero delle Materie Prime Seconde al fine di immetterle in nuovi cicli produttivi senza la necessità di nuove estrazioni dal suolo. La Direttiva prevede il raggiungimento di un tasso di raccolta pari al 45% rispetto all’immesso medio sul mercato dell’ultimo triennio (compreso l’anno della raccolta).

Secondo i dati Eurostat, sono 18 i paesi dell’Unione Europea ad aver raggiunto il target di raccolta nel 2018. Delle cinque principali economie europee, la migliore performance si è registrata in Germania con quota 47,7%. Seguono Francia a quota 46,7%, Regno Unito a quota 45,1% e Spagna a quota 37,5%. Per quanto riguarda l’Italia, i dati ufficiali più recenti sono quelli relativi al 2016, che vedono il Paese lontano quasi 10 punti percentuali dal target del 45%, a quota 35,3%, ma secondo i dati relativi al 2019 diffusi dal Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori, la raccolta si attesta intorno al 43%.

Pile e accumulatori portatili vengono sottoposti a differenti operazioni di trattamento, riciclo e smaltimento a seconda della propria tipologia e composizione chimica. Questo è essenziale per evitare dispersioni di sostanze inquinanti nell’ambiente e al fine di massimizzare il recupero delle materie riciclabili. Dopo la raccolta questi rifiuti subiscono una prima fase di selezione che permette la cernita dei materiali e la loro differenziazione in base alla tipologia. Pile e accumulatori possono essere sottoposti a due tipi di processo:

 

  • Idrometallurgico, utilizzato soprattutto per le pile alcaline e zinco-carbone: dopo la macinazione se ne ricavano le diverse frazioni: carta, plastica, pasta di pile, materiali ferromagnetici e polveri che vengono sottoposte a lisciviazione in grado di portare in soluzione gli ioni zinco, manganese e cadmio, da cui grafite e biossido di manganese sono separati e lo zinco recuperato per lo più tramite elettrolisi;
  • Pirometallurgico: dopo la macinazione tutte le componenti in ferro vengono separate magneticamente e la polvere trattata in fornaci ad alta temperatura. Questo procedimento serve al fine di recuperare mercurio, cadmio e zinco.

 

Gli Accumulatori Industriali e per Veicoli hanno invece modalità di recupero e riciclo differenti. Quelli contenenti piombo devono essere raccolti separatamente e condotti in aree di stoccaggio dedicate. La prima fase prevede la frantumazione, ovvero un processo meccanico attraverso il quale le parti fisiche del dispositivo sono triturate e separate.

Il 10% è solitamente rappresentato da plastica che viene direttamente riciclata, mentre le parti metalliche subiscono ulteriori due step per l’estrazione del piombo:

 

  • Fusione: il piombo viene fuso e raccolto grazie a particolari reagenti chimici;
  • Raffinazione: il piombo derivante dalla fase di fusione viene sottoposto a un altro passaggio al termine del quale se ne eliminano le impurità. Questa fase dà vita al “piombo secondario” ossia la Materia Prima Seconda che ha le stesse capacità intrinseche del metallo estratto.

 

Per le altre tipologie di accumulatori industriali, i processi di smaltimento e di trattamento vengono svolti prevalentemente all’estero, data l’assenza di impianti di trattamento situati nel territorio italiano.

Ogni esercizio commerciale adibito alla vendita di pile e accumulatori portatili (rivenditori come supermercati, centri commerciali ed esercizi vari, inclusi i tabaccai) deve garantire il ritiro del rifiuto inerente attraverso un contenitore per la raccolta esposto in prossimità dei banchi vendita. Anche senza l’obbligo dell’acquisto di un nuovo prodotto.

Stessa cosa vale per gli Accumulatori Industriali e Per Veicoli: ogni qualvolta si proceda alla sostituzione presso l’elettrauto, l’officina o il rivenditore, questi dovranno provvedere al ritiro del rifiuto.

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